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Villa Fiorentino Sorrento sede della Fondazione Sorrento

Fondazione Sorrento

Torquato Tasso

Torquato Tasso nacque a Sorrento l’ 11 marzo 1544 da Bernardo (che a quel tempo era segretario del Principe di Salerno, Ferrante di Sanseverino)   e da Porzia De’ Rossi.
Con la famiglia si trasferisce a Salerno (1545) e poi a Napoli (1551) dove studia presso i Gesuiti.
Nel 1554 raggiunge il padre a Roma dove (nel febbraio 1556) apprende la notizia della morte della madre.
Pochi mesi dopo viene inviato a Bergamo per un breve soggiorno, ma l’ anno successivo si ricongiunge al padre trasferitosi ad Urbino per entrare al servizio del principe Guidobaldo II della Rovere.
Lì Torquato, nel divenire compagno di studi del principe ereditario Francesco Maria, conosce letterati come Bernardo Cappello e Dionigi Atanagi e può usufruire dell’ insegnamento di Girolamo Muzio, Antonio Galli e Federico Commandino. In particolare di dedica allo studio delle lettere, delle scienze e delle arti cavalleresche.Nel 1558 la sorella Cornelia – appena sposatasi con il nobile Muzio Sersale – si salva quasi miracolosamente da una invasione in occasione della quale (il 13 giugno) i saraceni saccheggiarono Sorrento e sterminarono buona parte dei suoi abitanti.
L’ episodio turba profondamente Torquato che, probabilmente, matura l' idea di scrivere un’ opera dedicata alla prima crociata. Nel 1560, infatti, in occasione di un soggiorno a Venezia, scrive il libro del Gierusalemme che, però, lascia incompleto per iniziare il Rinaldo (dedicato al cardinale Luigi d'Este).Nell’ anno successivo Tasso inizia studi giuridici a Padova, salvo poi abbandonarli per seguire corsi di filosofia e d'eloquenza curati da maestri quali Francesco Piccolomini e Carlo Sigonio.
Nella città veneta il poeta scrive varie rime per la damigella della principessa Eleonora d'Este, Lucrezia Bendidio, riprende il progetto di comporre un poema eroico e inizia l’ opera intitolata Discorsi dell'arte poetica.
Trasferitosi a Bologna, nel mese di novembre del 1563 frequenta nel capoluogo emiliano il terzo ed il quarto anno di studi, ma nel frattempo – in occasione di una visita al padre, passato alle dipendenze di Guglielmo Gonzaga duca di Mantova - conosce ed ama Laura Peperara per la quale scrive per varie rime.
Accusato di avere composto una satira pungente contro professori e studenti dello Studio bolognese fugge e torna a Padova dove entra a far parte dell'Accademia degli Eterei con il nome di Pentito. Entrato al servizio del cardinale Luigi d'Este, nel 1565 (con il quale collaborerà fino al mese di aprile del 1571) frequenta la corte del Duca di Ferrara Alfonso, e conquista le grazie delle sue sorelle Lucrezia e Leonora, per le quali compone alcune tra le sue rime più belle.
Annoverato tra  i cortigiani stipendiati del duca Alfonso (a partire dal 10 gennaio del 1572), Tasso si dedica alla stesura di varie opere minori, ma anche de “L’ Aminta”  (che verrà dato alle stampe nel 1580) ed al completamento del “Goffredo”.
Fu proprio quest’ opera, però, che segnò l’ inizio delle disgrazie del letterato e gli procuro l’ inizio di quei travagli, di quei dubbi e di quelle turbe che gli procurarono gravi danni psichici. Divenuto storiografo di corte, nel mese di novembre del 1575, il poeta si reca a Roma, in occasione dell’ anno giubilare e viene presentato al cardinale de' Medici al quale chiede la revisione del suo poema da parte di letterati insigni. Il compito fu assegnato a Scipione Gonzaga, Flaminio Nobili, Silvio Antoniano e Sperone Speroni.
Rientrato a Ferrara, Tasso comincia una laboriosa revisione del “Goffredo” che gli procurerà moti di ribellione, sensi di sconforto e di avvilimento oltre che scrupoli di tipo religioso. Scrupoli che indussero il poeta a pensare di essere incorso in eresia ed a sottoporsi al giudizio della Santa Inquisizione che lo assolve senza però far svanire le sue ansie.
Psicologicamente provato, il letterato comincia ad avvertire manie di persecuzione e manifesta il timore di essere avvelenato. A giugno del 1577, credendosi spiato, aggredisce un servo con un coltello. Dopo averlo fatto incarcerare, per un breve periodo, il duca Alfonso, allarmato dai peggioramenti del suo colto cortigiano, preoccupato dalla possibilità di compromettere i suoi rapporti con la Santa Inquisizione, oltre che infastidito per i ritardi nel completamento dell’ opera e per i rapporti intrattenuti dal Tasso con esponenti della famiglia de’ Medici, lo fece ricoverare nel convento ferrarese di San Francesco dal quale il poeta fuggì il 27 luglio per raggiungere, rocambolescamente Sorrento.
Giunto nella sua città natale, si presenta alla sorella Cornelia travestito da pastore e, per provarne l’ affetto, le comunica la sua stessa morte.
Pur rassicurato e rasserenato dalla famiglia lo scrittore, poco dopo, avvertì nostalgia per Ferrara ed iniziò in un frenetico pellegrinaggio che lo portò a Roma, Ferrara, Mantova, Padova, Venezia, Pesaro, Urbino eTorino dove, pur accolto in malo modo dalle guardie trova l’ ospitalità del principe Carlo Emanuele e del il marchese Filippo d'Este. Nel 1579, ancora una volta in maniera quasi inverosimile  fugge per rientrare a Ferrara in occasione  del matrimonio tra  il duca Alfonso e Margherita Gonzaga, ma pochi giorni dopo, in casa Bentivoglio dà in escandescenze prima di recarsi al Castello ducale per inveire contro la corte.
Di fronte a segni di follia viene rinchiuso nell'Ospedale di Sant'Anna per iniziare un periodo di prigionia destinato a durare fino al 1586.
Nel frattempo, nel 1581 viene pubblicata la prima edizione della Gerusalemme Liberata seguita da altre edizioni della Liberata. L’ opera immediatamente finisce al centro dell’ attenzione pubblica e si apre una accesa disputa sulla pretesa superiorità di Tasso rispetto a Ludovico Ariosto.
Ansioso di ritornare in libertà, Torquato Tasso scrive a molti nobili ed a Papa Sisto V, ma solo nel mese di luglio del 1586 viene affidato alla custodia del principe Vincenzo Gonzaga di Mantova, presso il quale scrive il Torrismondo, riprendendolo da il Galealto.
Nuovamente assalito dalla malinconia, il poeta, preoccupandosi per l’ arrivo a Mantova di Alfonso d’ Este, ricomincia a viaggiare, spostandosi da Loreto a Macerata e, quindi a Napoli, dove è ospitato nel Monastero del Monte Oliveto, presso il quale trova gli spunti per scrivere un poemetto intitolato, per l’ appunto: Monte Oliveto. Nel 1590 giunge a Firenze dove riceve una esaltante accoglienza da parte del Granduca di toscana, Ferdinando de’ Medici e degli Accademici della Crusca, ma alla notizia della morte dl papa Sisto V, rientra a Mantova per scrivere la Genealogia della casa Gonzaga, dopo aver sostato a Roma, Viterbo, Siena e Bologna.
Destinato a non conoscere soste nel 1592 Torquato Tasso torna per l’ ennesima volta a Napoli (dove sostiene da tempo una lite giudiziaria con i parenti per l’ eredità materna) ed a Roma.
Nella capitale dello Stato pontificio, il poeta – nel 1593 - compone Le lagrime di Maria Vergine e Le lagrime di Gesù Cristo e, quindi, completa la Gerusalemme Conquistata.
Dopo un ultimo soggiorno napoletano – presso il monastero di San Severino dove comincia a scrivere il poema intitolato Della vita di San benedetto – Tasso torna definitivamente a Roma nel 1594. Lì il papa gli promette l’ incoronazione poetica, ma nuovamente ammalato, si fa ricoverare presso il Convento di Sant’ Onofrio al Granicolo dove muore il 25 aprile del 1595. Ha inizio il lungo e amaro periodo della prigionia (1579-1586),
con cui si conclude drammaticamente per il poeta una crisi interiore
che durava almeno dal 1575.

1580
Maggio. Dopo quattordici mesi di segregazione severa, gli vengono concesse alcune stanze, dove egli può cominciare a ricevere amici e a scrivere rime, lettere e dialoghi. Gran parte delle opere di questo periodo sono indirizzate a procurare al poeta il favore di qualche principe o a respingere le accuse da cui egli si sentiva, a torto o a ragione, insistentemente assillato. Assai stretti sono pure i suoi rapporti epistolari con amici e con editori intorno alle varie stampe, per lo più arbitrarie e non autorizzate, che si venivano facendo delle sue opere. Nei momenti di lucidità compone soprattutto dialoghi, dei quali sarà bene offrire a questo punto un prospetto cronoloafco riassuntivo che comprenda anche quei pochi di essi che precedono o seguono la prigionia.

Il Forno ovvero de la nobiltà (tre redazioni: 1578 [perduta1, 1580,1585-1587), Il Beltramo ovvero de la cortesia (1579, poi rifatto nel1585), Il Forestiero Napoletano ovvero de la gelosia (1579, poi rifatto nel 1585), Il N. overo de la pietà (1579, poi rifatto nel 1585), Il Gonzaga ovvero del piacere onesto (1580), Il Nifo ovvero del piacere (rifacimento del precedente: due redazioni: 1582, 1587), Il Messaggiero (tre redazioni: 1580, 1583, 1587), Il Padre di famiglia (1580), De la dignità (tre redazioni: 1580 [perduta], 1585, 1587 [perduta]), De la precedenza (1580-1581), Il Romeo ovvero del giuoco (1581), Il Gonzaga secondo (rifacimento del precedente; due redazioni: 1581-1582, 1587), Dialogo (1581, poi rifatto nel 1587), Il Rangone overo de la pace (1584), Il Malpiglio ovvero de la corte (1585), Il Malpiglio secondo ovvero del fuggir la moltitudine (1585), lA Cavaletta ovvero de la poesia toscana (1585), Il Gianluca ovvero de le maschere (1585), Il Cataneo ovvero de gli idoli (1585), Il Ghirlinzone ovvero l'epita{io (1585), lA Molza ovvero de l'amore (1585), Il Costante ovvero della clemenza (1589), Il Cataneo ovvero de le conclusioni amorose (1590), Il Manso ovvero de l'amicizia (1592), Il Ficino ovvero dell'arte (1592-1593), Il Minturno overo de la bellezza (1592-1593), Il Porzio overo de le virtù (1592.1593), Il Conte overo de l'imprese
(1594).

Novembre. Ritorna a Roma. E’ ospite di Scipione Gonzaga. Scrive per la morte della donna amata da Fabio Orsini Il rogo amoroso (pubblicato poi a Venezia, nel 1608, nella terza parte delle Rime, presso Deuchino e Pulciani, col titolo d Rogo di Corinna.
Continua a comporre rime per principi.

1589
Agosto. Lascia la casa di Scipione Gonzaga, e si cura nel convento di Santa Maria Nuova degli Olivetani. È ammalato.
Cerca di tornare a Napoli e a Mantova. Si rivolge anche al granduca di Toscana, Ferdinando de' Medici, per essere accolto al suo servizio.

1590
Aprile. Parte per Firenze. Vi è accolto con molte feste da parte del granduca e anche dagli stessi Accademici della Crusca, divenuti ora accesi celebratori della Liberata. È tranquillo. Attende al rifacimento del poema.
Settembre. Giunta la notizia della morte di Sisto V, lascia Firenze e ritorna a Roma.

1591
È invitato da Vincenzo Gonzaga a tornare a Mantova. Accetta l'invito.
Marzo. Giunge a Mantova, dopo aver sostato a Viterbo, Siena e Bologna. Continua il rifacimento del poema e scrive la Genealogia della Casa Gonzaga (pubblicata poi a Roma da Marcantonio Foppa, nel 1666, presso Dragondelli, nel volume terzo delle Opere non più stampate).Provvede al riordinamento definitivo delle sue rime e ne pubblica la prima parte a Mantova presso l'Osanna (una ristampa, con l'aggiunta di una seconda
parte, esce poi nel 1592 a Brescia, presso Marchetti).
Agosto. Fa parte del seguito del duca, che si reca a Roma per rendere omaggio al nuovo papa Innocenzo IX. Caduto ammalato, è costretto a far sosta a Firenze.
Dicembre. Giunge a Roma.

1592
Febbraio. È invitato a Napoli da Matteo di Capua è accolto con onore. Conosce vari uomini di lettere, fra cui il giovane G. B. Marino.
Lascia la casa ospitale di Matteo di Capua e va ad abitare presso G. B. Manso.Quivi inizia il poema il Mondo creato (pubblicato poi nel 1605 a Ferrara, presso Baldini; ma già nel 1600 ne erano usciti I due primi giorni, Venezia, Ciotti). Stringe amicizia con Carlo Gesualdo, principe di Venosa e celebre madrigalista.
Maggio. Torna a Roma sperando di ottenere la protezione e l'aiuto del nuovo pontefice Clemente VIII, succeduto a Innocenzo IX. Conduce a termine il dialogo Il Manso, ovvero de l'amicizia.
A Roma è ospite di Cinzio Passeri Aldobrandini, nipote di Clemente VIII, uomo di lettere e protettore d'artisti.

1593
Il Tasso scrive Le lagrime di Maria Vergine e Le lagrime di Gesù Cristo (pubblicate subito insieme, nello stesso anno 1593, I Roma, presso Ferrari).
Conduce a termine la Gerusalemme Conquistata (due edizioni: Roma, Facciotti, 1593; Pavia, Viano, 1594), che dedica a Cinzio Aldobrandini.

1594
 Ancora si prolunga la lite coi parenti per l'eredità materna.
Essa anzi si discute ora in tribunale, a Napoli.
Giugno. Dopo un periodo di malattia, si reca a Napoli presso il monastero di San Severino. Per quei frati benedettini comincia a scrivere un poema, Della vita di San Benedetto (rimasto interrotto dopo la settima stanza e pubblicato soltanto ai giorni nostri).
Sono stampati dallo Stigliola, a Napoli, il dialogo Il Conte, overo de l'imprese ei sei Discorsi del poema eroico, coi quali il T. intendeva superare le posizioni teoriche dei giovanili Discorsi dell'arte poetica e giustificare il rifacimento della Gerusalemme.
Novembre. Richiamato da Cinzio Aldobrandini, ritorna a Roma.
Il papa gli concede una pensione annua e gli promette l'incoronazione poetica.

1595
Marzo. Ricade ammalato. Si fa condurre nel convento di Sant'Onofrio, sul Gianicolo. Ha ormai il presentimento della morte.
25 aprile. Alle ore 11 antimeridiane Torquato muore è sepolto nella piccola chiesa di Sant'Onofrio, nella prima cappella a sinistra.

 

 

 


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