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Lavorazione del corallo e dei cammei

L’origine del corallo è stata per secoli avvolta nella leggenda: Ovidio nelle “Metamorfosi” e Plinio il vecchio nella “Naturalis historia” riconoscono al corallo la stessa genesi mitica; il sangue che continuò a gocciolare dalla testa recisa della gorgone Medusa, si trasformò in corallo. Il suo colore caldo e vivo, l’origine marina, la sua natura ambigua devono aver fortemente impressionato i primi popoli del bacino del Mediterraneo che hanno così iniziato a lavorarlo e a farlo conoscere in tutto il mondo. Non vegetale, anche se ramificato, come fu scoperto solo agli inizi del ‘700 dal medico marsigliese Peissonnel, non minerale anche se pietrificato, ma secrezione calcarea prodotta da colonie di microrganismi e quindi di origine animale, il corallo rosso del mediterraneo ha sedotto tutti i popoli che ne sono venuti in contatto , creando tra questi un legame particolare formato dalle virtù portentose che nei secoli e tra i popoli, tutti gli hanno attribuito . Sin dai tempi più remoti corallo e magia si rincorrono, si intrecciano confondendosi tra superstizioni, riti scaramantici o solo benaugurali ; e l’aspetto forse più strabiliante è che per tutti i popoli rappresentati , dai Mongoli agli Indiani, dai Cinesi agli Indiani d’America, ma anche in Yemen, Turchia, Uzbekistan, Nigeria, Maghreb ed Europa, nel corso dei secoli, al corallo è stato universalmente riconosciuto il potere di portafortuna. La “via della seta”, che già duemila anni fa partiva dalla Cina settentrionale, attraversava le steppe dell’ Asia centrale e arrivava in Occidente , e la “via delle spezie”, che collegava il profondo sud della penisola arabica con il Mare Nostrum, erano state percorse anche in senso inverso dai mercanti coraggiosi che dal Mediterraneo si spinsero fino all’estremo oriente, utilizzando il corallo rosso come merce di scambio e favorendo così la sua perfetta assimilazione con gli usi locali. Da sempre infatti il corallo ha affascinato per la sua natura contraddittoria: non minerale, anche se pietrificato, non vegetale anche se a forma di albero, non animale anche se color del sangue. Al corallo venivano attribuiti forti poteri apotropaici, scaramantici, terapeutici e capacità propiziatorie a tutela del benessere, della fertilità, della longevità , inoltre i gioielli etnici in corallo, aggiungevano alle virtù difensive, tipiche dell’elemento rosso, il potere benaugurale ulteriormente potenziato dalle particolari forme, dai disegni, dalle scritte, propri di ogni cultura di origine. Riassumendo, in molte culture il gioiello è una “difesa” , oltre ad abbellire, esprime lo status economico della persona e soprattutto ha la funzione di proteggere chi lo indossa nei momenti più vulnerabili della sua vita: la nascita, la pubertà, il matrimonio. Il corallo ha viaggiato e si è spinto molto lontano, intrecciandosi con gli usi locali e diventando protagonista di miti e leggende ed elemento distintivo di popoli, ma qualche volta è anche ritornato in Italia, compiendo un curioso viaggio di andata e ritorno. A volte capita di assistere a veri e propri fenomeni di “corsi e ricorsi commerciali”, come nel caso dell’Ucraina, dove il corallo è stato introdotto da commercianti ebrei polacchi ed è subito divenuto l’ornamento preferito dalle donne ucraine. Una traccia di quanto sopra detto, si trova nel libro di racconti di J. Roth, “ Il mercante di coralli”, dove si narra la storia di un commerciante ebreo, che vendeva i suoi preziosi coralli alle contadine ucraine, ma che fu rovinato dalla concorrenza che iniziò a vendere corallo falso a prezzi molto più bassi rispetto ai suoi. Ebbene, si è verificato un curioso flusso circolare di collane lavorate a Torre del Greco agli inizi del secolo scorso,esportate in Ucraina e ritornate in Campania dopo molti anni. Quando negli anni ’80 del secolo scorso i giovani ebrei ottennero il permesso di emigrare, ricomprarono tutto il corallo delle contadine ucraine per rivenderlo in Europa Occidentale. Il corallo ha attraversato civiltà e secoli e continua a piacere, perché, come diceva il mercante Nissen Piczenik, alter ego di J. Roth, “i coralli li portano tutti, ricchi e poveri, elevano chi sta in basso e adornano chi sta in alto. Si possono portare di mattina, a mezzogiorno, di sera e la notte, (...) quando si lavora e quando si riposa, in tempi lieti e tristi.”

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Salvatore Orlando - Napoli - 23/07/2017
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