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Villa Fiorentino Sorrento sede della Fondazione Sorrento

Fondazione Sorrento

I paramenti sacri della Congregazionella

Nella Chiesa dei Servi di Maria di Sorrento e' custodita una stupenda collezione di paramenti risalenti al Settecento. Tutti gli esemplari furono realizzati in seta. Alcuni di essi sono impreziositi con l' utilizzo di fili d' oro o d' argento e perfino con pietre preziose.Tra le molte bellezze custodite nella Chiesa dei Servi di Maria di Sorrento (anche conosciuta come “Congregazionella” perché sede dell’ omonima congrega), figura una splendida collezione di paramenti sacri quasi tutti risalenti al XVIII secolo ed in larga parte esposta nei locali della sagrestia.
Molti gli esemplari meritevoli di attenzione e capaci di contribuire alla conoscenza di un vero e proprio nucleo di capolavori dell’ arte tessile e del ricamo (rappresentati, per l’ appunto, dai paramenti liturgici napoletani del Settecento), che, altrove, sono spesso dimenticati negli armadi delle sagrestie delle chiese.Il pezzo più antico della collezione risale alla fine del XVII secolo. Si tratta di una pianeta in seta verde, rifinita con pesanti galloni dorati sul cui dorso compare ricamato in oro lo stemma di Didaco Petra (Arcivescovo di Sorrento dal 1680 al 1699) raffigurante un leone rampante sormontato da un galero arcivescovile.
Relativamente meno antico (perché risalente al quarto decennio del Settecento) è il terno rosso costituito da una pianeta, una stola, un piviale.
A queste sono aggiunte anche due tonacelle del 1855 della stessa fattura.
Tutti gli esemplari sono stati realizzati in seta ed impreziositi con l’ uso di fili d’ argento lamellari o trafilati adoperati per la raffigurazione di ampie volute, di spighe, gigli, rose e margherite.Risale invece al 1746 la pianeta confezionata del “banderaro” Giacomo Savarese e dal ricamatore Gregorio Stasi. Su di essa il ricamo costituisce un raffinato disegno naturalistico, riproducente sottili volute ondeggianti e terminanti in spighe, grappoli d’ uva, tulipani e margherite di un tenue rosa e azzurro.
La tecnica utilizzata per i fiori è quella del punto pieno che riempie tutto il disegno qui eseguito su una leggera imbottitura, mentre le spighe di grano sono in oro lamellare.Non meno superbo è un terno bianco (costituito da una pianeta, due tonacelle, una stola ed un piviale) che risale alla seconda metà del Settecento e che è capace di testimoniare tangibilmente l’ influenza che la pavimentazione ceramica esercitò su alcuni ricami dell’ epoca e che, nel caso specifico, traspare in maniera evidente dalla pianeta, dalle tonacelle e dalla stola. L’ insieme di paramenti sacri è stato anch’ esso realizzato in seta ed il ricamo, simile in tutti i pezzi, sembra aver tratto dalla ceramica la brillante cromia che va dal verde scuro al giallo, al rosa e all’ azzurro per la realizzazione di corposi fiori eseguiti a rilievo con punto pieno e su un’ imbottitura di stoffa.Realizzati anche con l’ utilizzo di fili d’ oro, pietre azzurre e granate questi paramenti risultano di squisita fattura ed in piena linea con le tendenze napoletane dell’ epoca.
Pur se di genere leggermente diverso, infine, sono da ammirare anche due abiti della Madonnina, della metà del XVIII secolo. Di questi, l’ abito di amuerro bianco, è ricamato con sottili cordoncini ritorti in piccoli e tenui fiorellini rosa che sulla gonna e sulla maniche si uniscono per formare piccoli tralci.Di straordinaria eleganza, invece, è l’ abito ricamato interamente con volute e fiori in oro trafilato eseguiti a rilievo mediante un’ imbottitura di cartone su un fondo in argento lamellare. Le pietre azzurre, le perle e le granate che lo impreziosiscono ne fanno un oggetto di singolare rarità. Esso rivela la caratteristica abitudine settecentesca di ornare le vesti femminili con preziosi galloni intessuti con ricchi filati di oro e argento, con lustrini e pietre preziose.

 


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